Con Lorella Zanardo, a Nove

Eravamo partiti anche dal documentario Il Corpo delle Donne quando, quasi due anni fa, decidemmo di far nascere il Gruppo [U]. Il lavoro di Lorella Zanardo, Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi ci aveva colpiti per la semplicità e l’efficacia con cui poneva alcune questioni, cristalline e opache al tempo stesso. Cristalline, perché ci sembrava evidente che fossero alcune tra le più urgenti da affrontare nel nostro Paese; opache, perché apparivano senza risposta.

Quelle stesse domande le abbiamo ritrovate, formulate con chiarezza e rinnovato vigore, nell’omonimo saggio edito da Feltrinelli, scritto e fortemente voluto da Lorella Zanardo nel 2010 per raccontare la genesi del suo, del nostro malessere – per fare un breve bilancio e subito rilanciare.

Perché le ragazze in tv sono trattate come oggetti?
Perché le veline non possono parlare?
Perché in tv non si vede più un volto di donna matura?
Perché noi donne accettiamo questa umiliazione mediatica?
Cosa possiamo fare per tentare di cambiare le cose?

Messe nero su bianco a pagina 17 de Il Corpo delle Donne, sono ancora lì ad interrogarci, ma quasi due anni di riflessione tra di noi, accompagnati da Lorella, Loredana Lipperini e dai tanti libri e blog letti, visitati, commentati e discussi, ci hanno anche aperto nuove strade e possibili risposte.

La due-giorni a Nove con Lorella Zanardo e Cesare Cantù è stata la naturale prosecuzione dell’esperienza di ULAB 2010, per i temi – naturalmente – ma anche e soprattutto per la ricchezza di linguaggi e di esperienze.

Abbiamo iniziato con il corso “Nuovi Occhi per la TV e i Media”, tenuto dal regista Cesare Cantù durante tutta la giornata di domenica 8 maggio per un gruppo ristretto di iscritti: in otto, dense ore di lavoro, Cesare ha fornito gli strumenti di base per leggere i media di massa, le loro tecniche e i loro linguaggi. Il laboratorio è stato molto apprezzato, soprattutto da chi riveste il ruolo di educatore e spesso riconosce di non avere conoscenze e strumenti adeguati per contrastare ed offrire un’alternativa ai messaggi forniti dai media.

La sera, circa centocinquanta persone hanno raggiunto la Sala Polivalente Pio X, per guardare – o riguardare – il documentario, ascoltare il dialogo tra Lorella Zanardo e il Gruppo [U] e, infine, intervenire con altre questioni, altre domande, altri stimoli e dubbi.

Sono stati toccati temi come la libertà di espressione, l’univocità del canone di bellezza femminile nei media, la natura inevitabilmente pedagogica della televisione – e la possibilità di superare la cattiva alternativa tra il semplice subirla e lo spegnerla, guardandola invece con consapevolezza. Abbiamo parlato del funzionamento dell’Auditel, della differenza tra una presunta analisi quantitativa ed una auspicabile analisi qualitativa del prodotto televisivo. Abbiamo ascoltato l’eco ingombrante ed irrinunciabile delle parole di Pier Paolo Pasolini e Karl R. Popper, i loro approcci così diversi al medium televisivo – eppure entrambi così attuali e penetranti da non poter non essere messi in dialogo tra loro. Abbiamo parlato dell’anomalia italiana, unico Paese in cui si faccia un uso esorbitante ed indiscriminato del corpo femminile nella pubblicità e nelle trasmissioni televisive, a tutte le ore, con allusioni sessuali che ormai nemmeno riescono a scandalizzare. Un’anomalia che forse è frutto di una liberazione sessuale e di un cambiamento dei costumi male interpretati, ma che di sicuro – a detta di Lorella Zanardo – è anche il segno della pigrizia dei pubblicitari e della nostra rassegnazione alla loro scarsa creatività. Nessuna parola è stata spesa contro le singole donne che in televisione accettano la logica dominante per trovare un lavoro e raggiungere il successo: è urgente, piuttosto, uno sguardo “sistemico”, che sappia integrare l’analisi del mezzo televisivo a quella dei nostri comportamenti quotidiani, con al centro il bisogno di una maggiore libertà espressiva. Non è certo in nome di una censura moralistica che il gruppo di lavoro de Il Corpo delle Donne interviene quotidianamente sul web e con incontri pubblici: la vera censura è quella esercitata da un sistema mediatico monopolizzato, di fatto, da un unico registro espressivo e da un Paese che si riconosce – per mimesi o per aspirazione – in un solo modello di femminilità e di rapporto tra i generi.

Alla fine della serata, siamo tornati a casa con la consapevolezza che chi voglia una televisione pluralista anche negli stili espressivi e più rispettosa del femminile, dovrà faticare quotidianamente, guadagnando visibilità attraverso azioni costanti e mirate, come i “quindici minuti di protesta” serali, evocati e praticati da Lorella Zanardo: scrivere una mail alla ditta che usa impropriamente i corpi delle donne per pubblicizzare i propri prodotti, può essere un gesto molto efficace, se fatto da molti e con costanza. Alcuni risultati, in questo modo, sono già stati ottenuti.

Lunedì mattina, le ultime ore della trasferta novese di Lorella Zanardo e Cesare Cantù sono state dedicate alle classi terze e quarte del Liceo Artistico “G. De Fabris”, stimolate già nei mesi precedenti dal prezioso lavoro della prof.ssa Paola Pietrobelli. Dopo la visione del documentario, Zanardo ha raccontato a studentesse e studenti la propria esperienza, stimolandoli a ragionare sull’immaginario che la televisione produce e riproduce, chiedendo loro di esprimere la propria opinione sulle ragioni della situazione italiana, invitandoli a stupirsi di quanto accade quotidianamente – e a non rinunciare alle proprie possibilità espressive, ai propri corpi, ai propri volti. In risposta, molti interventi che hanno chiesto chiarimenti e hanno saputo anche dubitare dell’analisi offerta da documentario e libro. Ne è nato un dialogo che ci ha ricordato ancora una volta come il valore del lavoro di Lorella Zanardo, Loredana Lipperini, Giovanna Cosenza e molte altre e altri, stia nella capacità di mettere al centro del discorso pubblico domande importanti in modo intelligente e con linguaggi adeguati, più ancora che nel dare risposte specifiche preconfezionate.

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