Che genere di lavoro?

ULAB
13 NOVEMBRE 2010
CANTINE DI PALAZZO BONAGURO
IL LAVORO DELLE DONNE | seminario
Avv. Antonella CORRADIN | Dott.ssa Caterina SATTA

Quello del lavoro è uno dei punti di vista privilegiati per comprendere come la questione di genere sia una dimensione problematica autonoma e al tempo stesso l’indicatore di una crisi più ampia, che coinvolge l’Italia contemporanea.

Siamo partiti da questa ipotesi e per questo abbiamo invitato ad ULAB due esperte, per cominciare a costruire una cassetta di strumenti utili ad orientarsi ed agire criticamente: Antonella Corradin (avvocato, esperta di diritto del lavoro) e Caterina Satta (sociologa, Università di Padova) hanno animato un seminario che ha messo sul tavolo alcuni dei principali snodi critici che incontriamo quando parliamo di donne e lavoro.

I due approcci si sono incontrati nella convinzione che quello del lavoro delle donne sia un contesto problematico dal quale non si può uscire solamente per via legislativa, in quanto parte di un più generale orizzonte socio-culturale ed economico: la legislazione, lasciata a se stessa, non può superare gli ostacoli dell’organizzazione del lavoro, espressione di un modo di leggere e vivere gli equilibri tra donne e uomini radicato nell’educazione delle une e degli altri.

Lo sforzo deve essere doppio: da un lato, si tratta di smascherare le retoriche della flessibilità, troppo spesso tese a coprire forme di precarietà che danneggiano soprattutto le donne e i giovani; dall’altra, non può essere secondario il tentativo di immaginare nuovi modelli e nuovi linguaggi.

La precarietà colpisce le donne in modo più acuto perché siamo di fronte ad un processo di «femminilizzazione del lavoro»: i compiti di cura, tradizionalmente relegati alla sfera privata e affidati alle donne, oggi caratterizzano sempre di più il lavoro in quanto tale; caratteristiche tradizionalmente attribuite alle donne vengono oggi richieste dal mercato del lavoro flessibile. Questo danneggia le donne perché aver conquistato la possibilità di entrare nel mondo del lavoro non le esenta dai compiti tradizionali; in altri termini, non c’è stato un riequilibrio delle mansioni tra uomini e donne, per cui le seconde si trovano ad avere un doppio incarico: madri, mogli, massaie e al tempo stesso impiegate, operaie, professioniste.

A questo primo livello di analisi, si deve aggiungere che il mondo del lavoro è frammentato e spesso le nuove generazioni si trovano a dover svolgere più attività precarie per avere un reddito che consenta loro un minimo di autosufficienza. Ne consegue che le donne devono portare avanti non due ma più vite contemporaneamente.

In una realtà in cui siamo monadi isolate e non riusciamo a costruire legami che non siano quelli famigliari, in un processo di individualizzazione che pone le basi per l’egoismo, ecco la necessità di un nuovo passo culturale: cultura del lavoro e cultura sociale.

Se le retoriche dominanti trasformano e trasfigurano le parole, si tratta di decostruire quelle stesse retoriche e di costruire, al tempo stesso, un nuovo vocabolario.

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