Vecchie e bambine: il distico del femminile, secondo Loredana Lipperini

ULAB
12 NOVEMBRE 2010
CANTINE DI PALAZZO BONAGURO
LOREDANA LIPPERINI | presenta
Ancora dalla parte delle bambine
| Non è un paese per vecchie

Photo credits (c) Andrea Petrecca. All rights reserved.

Dopo la splendida anteprima di mercoledì 10 novembre a Solagna, col monologo Nati in casa di Giuliana Musso, ULAB 2010 apre i battenti con Loredana Lipperini, giornalista e scrittrice che con i suoi saggi ed il suo blog ha costituito uno dei punti di riferimento imprescindibili per costruire la tre-giorni di Palazzo Bonaguro.

Non poteva esserci modo migliore per inaugurare i lavori di ULAB 2010 che chiedere a Loredana di condividere con noi le ragioni che l’hanno portata a raccogliere l’eredità di Elena Gianini Belotti (autrice, nel 1973, di Dalla parte delle bambine) e a continuare il suo lavoro di ricerca e critica dell’immaginario collettivo con un testo sulla vecchiaia.

Ancora dalla parte delle bambine e Non è un paese per vecchie sono due saggi complementari, che raccontano la scomparsa, per mano delle retoriche economico-culturali, delle stagioni della vita, e l’imporsi di un presente senza tempo, una giovinezza in cui si annullano le differenze biografiche e somatiche.

I testi e gli interventi di Loredana Lipperini si presentano allora come una vera e propria «antipedagogia», se rapportati al loro oggetto di studio: i sistemi disciplinari che costruiscono gli individui – nello specifico, le donne – erodendo il concetto stesso di libera scelta ed educando alla riproduzione incessante del medesimo modello culturale, caratteriale, estetico.

Lo «sguardo laico» di Lipperini ci permette di guardare ai nuovi mezzi di comunicazione (blog, forum, chat) nella loro ambivalenza: possibili strumenti di condivisione orizzontale delle conoscenze e al tempo stesso luoghi senza storia, che non permettono la formazione di una reale esperienza; situazioni in cui si può dire tutto e il contrario di tutto e in cui i soggetti meno preparati, più vulnerabili, sono facili prede (e riproduttori) di paure stereotipate e luoghi comuni. Se certi «oggetti culturali», come le Winx, sono portatori tutt’altro che neutri di modelli estetici e di comportamento, non possiamo scaricare su di essi la responsabilità della cattiva educazione dei bambini e delle bambine: Lipperini ci ricorda che servono adulti che sappiano fornire esempi alternativi. Troppo spesso, sono proprio gli adulti i primi riproduttori degli stereotipi di cui le bambine sono vittime.

Questo problema si acuisce quando parliamo della scomparsa della vecchiaia, sostituita dalla retorica edulcorata dell’«anzianità» o (peggio ancora) dalla volontà di essere sempre giovani. I vecchi sono accettati solo in quanto nonne e nonni premurosi, mentre di essi si rinnega tutto ciò che abbia a che fare con la decadenza fisica e infine la morte, da sempre momento impensato, respinto, esorcizzato della vita di ognuno.

Il corpo è allora il vero campo di battaglia della politica e dell’economia contemporanee: accettare di invecchiare, respingere le retoriche neo-vitalistiche, lasciare che le bambine e i bambini siano veramente tali, sono gesti che coinvolgono le nostre singole esistenze ma anche il modo in cui pensiamo lo stare assieme.

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