Nati in casa, sotto il diluvio

ULAB
10 NOVEMBRE 2010
SOLAGNA | CINEMA TEATRO VALBRENTA
GIULIANA MUSSO | Nati in casa
regia | Massimo Somaglino
musiche | Glauco Venier
luci e suono | Claudio Parrino

Alle quattro del pomeriggio il palco è pronto – Andrea e Tommy hanno fatto un gran bel lavoro, aiutati da Luciano. Basta che Giuliana e Claudio arrivino per sistemare le ultime cose: l’inclinazione e l’intensità dei fari, i volumi audio e la sedia, da appoggiare al centro della scena. Alle cinque entrano in teatro e con gentilezza e discrezione curano i dettagli, con l’attenzione che caratterizza i professionisti.

Poi comincia a piovere forte. Di nuovo. E’ ancora fresco il ricordo dei disastri di pochi giorni prima. Anzi, non è nemmeno un ricordo, per chi ha ancora il fango da spalare e i danni sotto gli occhi. Solagna non è stata colpita, ma c’è il fondato timore che l’ennesimo temporale fermi la voglia di andare a teatro, a sentire un monologo su come si nasceva una volta, su come si nasce adesso.

E invece gli ombrelli che si aprono si chiudono cominciano a varcare la soglia della sala Valbrenta: “ci sono ancora biglietti?” “c’è una pizzeria in zona?” “i posti sono numerati?” “a che ora è meglio arrivare per trovar posto?”. Abitanti del luogo, ma anche persone che vengono dalla provincia e oltre. Forse la serata non andrà così male.

Eccoli, infatti. Alle otto e mezza siamo tutti indaffarati a star dietro alle richieste dei tanti che hanno prenotato il biglietto e di chi invece ha deciso all’ultimo momento che per una sera il temporale può anche non essere un problema. Più di duecento persone, la sala piena.

Alle nove diciamo due parole per ringraziare chi ci ospita, l’instancabile Alfonso Vanzo e la Farmacia Pozzi, che ha sostenuto economicamente e moralmente la serata e per ricordare che ULAB 2010 comincia ufficialmente venerdì 12 novembre, nelle cantine di Palazzo Bonaguro, a Bassano: seminari, dialoghi, laboratori per rielaborare anche quello che Giuliana Musso ci sta per raccontare.

Si spengono le luci in sala. Ascoltiamo: c’è di che sorridere, commuoversi, riflettere.

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